La foto curiosa parte 1 – Omaggio alla Domenica del Corriere

This gallery contains 26 photos.

Negli anni ’60 uno dei più diffusi periodici italiani, la Domenica del Corriere,  pubblicava le foto curiose inviate dai lettori, e anche se adesso possono sembrare un po’ ingenue, retrò, sono un documento storico che ci riporta in un’epoca in cui le … Continua a leggere

More Galleries | Contrassegnato , , | 3 commenti

Le ultime parole di una gran Lady

Viscountess_Astor.jpgTanto per dire, vorrei farvi notare che Adamo, appena ne ha avuto l’occasione, ha dato la colpa alla donna.” É una famosa frase di Nancy Witcher, Viscontessa di Astor (1879-1964), una delle donne più importanti nella vita politica inglese del secolo scorso. Appassionata sostenitrice dei diritti delle donne, iscritta al parito laburista, fu la prima donna eletta alla Camera dei Comuni, e sono storici i suoi scontri con Winston Churchill al quale una volta ebbe a dire: “Se lei fosse mio marito le metterei del veleno nel caffè”, al che Winston Churchill, che non si tirava certo indietro in quanto a sarcasmo, rispose: “E se lei fosse mia moglie, io lo berrei volentieri”.

Il suo spirito piuttosto caustico (“Noi donne non vogliamo essere superiori, noi vogliamo essere uguali, superiori lo siamo sempre state“) non la abbandonò nemmeno in punto di morte: quando a 85 anni si svegliò e si vide circondata da tutta la famiglia, chiese pungente: “Sto morendo oppure oggi è il mio compleanno?

Pubblicato in ultime parole famose | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Le ultime parole di Salvator Rosa

220px-Self-portrait_by_Salvator_RosaSalvator Rosa (Napoli, 21 luglio 1615 – Roma, 15 marzo 1673), uno degli esponenti più di spicco del barocco. Artista a trecentosessanta gradi, fu pittore, poeta, scrittore, incisore, musicista.

Di carattere nonconformista e ribelle, condusse una alquanto vita movimentata tra Napoli, Firenze, Roma e in un certo qual modo fu un romantico ante-litteram.

Ormai moribondo, gli amici gli consigliavano di regolare con il matrimonio il suo rapporto  con Lucrezia, Continua a leggere

Pubblicato in ultime parole famose | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Le ultime parole dell’abate di Voisenon

250px-Voisenon_1Claude-Henri de Fusée, abate de Voisenon (8 luglio 1708 – 22 novembre 1775) era un commediografo, un uomo di spirito che tra i suoi amici annoverava anche Voltaire e le sue commedie erano di carattere comico e umoristico.

Per i rimorsi di un duello da lui provocato, ad un certo punto abbandonò il teatro per la vita ecclesiastica. Però teneva per così dire il sedere su due sedie e se da una parte faceva il prete, dall’altra continuava a frequentare i salotti mondani, Continua a leggere

Pubblicato in ultime parole famose | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Spigalmazzo (Lazio) – A tavola da sor Pasqualino

Sulla strada che da Goramandra porta a Spigalmazzo, un po’ prima di questo paese, si trova la rinomata trattoria “Da Sor Pasqualino”, meta di amanti della buona cucina e del buon vino. Vista da fuori, sembra una stamberga fatiscente  e se non fosse per il gran numero di macchine sempre parcheggiate passerebbe tranquillamente inosservata.

Una volta dentro però, verrete ricevuti da Sor Pasqualino in persona e vi accorgerete che al misero aspetto esterno corrisponde un interno lussuoso, con lampadari e mobili stile ottocento, maitre, sommelier, camerieri in guanti bianchi che corrono tra i tavoli mentre sullo sfondo un ampio passaggio nel muro permette di vedere la cucina linda e scintillante dove un esercito di chef nelle loro candide uniformi preparano squisite leccornie con movimenti rapidi e precisi.

Per quanto riguarda il menù e la carta dei vini, sono semplicemente superbe. Inutile citare alcun piatto, basti sapere  che c’è quanto di meglio si possa annoverare nel campo della gastronomia d’alta classe di ieri e di oggi. E se nel menù non compare un dato piatto, basta chiedere e il maitre provvederà a passare l’ordinazione allo chef e avrete a disposizione qualsiasi, ma proprio qualsiasi cosa possiate mai desiderare: volete le crespelle di grano del Cile gratinate con ragù di maialino di latte e salsa di lamponi e tartufi? Eccole pronte. Un trancio di  halibut del Baltico su un letto di ostriche e coquilles Saint-Jacques di Bretagna con delicate erbette di Provenza? nessun problema. Provare per credere, nulla proprio nulla vi sarà negato. E i vini? Che ne dite di uno Chateau d’Yquem del 1926 o di uno Chateau Margaux del 1932 (annata straordinaria!)? Preferite forse un barbaresco Conte Malfatti del 1918, riserva speciale del Duca d’Aosta, un vino per il quale D’Annunzio ebbe a sfidare a duello il Granduca di Princisbecco? Nulla vi sarà negato.
E la sorpresa finale è il conto: incantati dall’ambiente e dalla qualità delle vivande, avete tralasciato il costo ed ora, dopo un caffè di origine brasiliana che porta con sé la musica e il profumo di quelle terre lontane ed un bicchierino per digerire (un porto di tre secoli, proveniente direttamente dalla cantina privata dell’ammiraglio Nelson), temete di dover vendere la casa per pagare almeno in parte il conto, e invece… E invece il Sor Pasqualino vi presenta un conto di pochi euro e, con un piccolo gesto discreto, rifiuta con un sorriso anche la mancia  che vi sentite in obbligo di lasciare e voi ve ne andrete, increduli e soddisfatti come non mai.
Inutile però cercare la trattoria sulle guide ufficiali: essa non compare né sulla guida Michelin, né su quella del Gambero Rosso o altre ancora. Il fatto è che quella che da fuori sembrava una stamberga fatiscente, è proprio una stamberga fatiscente e Sor Pasqualino è in realtà un vecchio illusionista in pensione -ma ancora molto abile!-che appena entrati vi ha ipnotizzati e vi ha fatto credere di trovarvi in un ambiente da fiaba con cibi e bevande paradisiache mentre in realtà eravate seduti ad un tavolaccio lercio e bisunto a mangiare una zuppa di cavoli e broccoli inaciditi (probabile causa di seri problemi intestinali nei giorni a venire) bevendo del vino di infima qualità che anche se in piccole dosi può comunque avere effetti deleteri sul fegato.

Eppure, anche se il trucco è ormai noto da tempo, molta gente continua a frequentare questa trattoria e siamo sicuri che anche voi, se la visiterete anche una sola volta, ne diventerete clienti affezionati.

Pubblicato in Luoghi moooolto mprobabili | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

John Sedgwick – ultime parole (famose)

la statua di John Sedgwick a west pointNato nel 1813 in Connecticut, John Sedgwick fu un militare di carriera, partecipò a diverse guerre indiane e a quella contro il Messico. Diventato generale dell’Unione durante la Guerra di secessione USA, più che per i suoi meriti è passato alla storia per la per le sue ultime parole .(da manuale!) quando il 9 maggio 1864 alla  battaglia di  Spotsylvania Court House venne spedito suo malgrado a vedere i fiori spuntare dalla parte delle radici.

In quell’occasione i suoi soldati vennero presi di mira da alcuni confederati appostati a circa 900 metri di distanza e -mica fessi, loro- incominciarono a mettersi al riparo.

Sedgwick, che da buon militare di carriera era un fesso di prima categoria, prese a rimproverarli e insultarli aspramente, dicendo se avevano paura di qualche fucilata, cosa avrebbero fatto quando sarebbe partito il fuoco su tutta la linea? Mi vergogno di voi! non riuscirebbero a colpire un elefante a questa distanza!”: un attimo dopo una pallottola gli arrivò dritta dritta sotto l’occhio sinistro facendolo star zitto. Per sempre.

Pubblicato in ultime parole famose | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Le ultime parole di Mark Twain

200px-Mark_Twain,_Brady-Handy_photo_portrait,_Feb_7,_1871,_croppedMark Twain (1835-1910) nel 1889 sul Buffalo Express scrisse un articolo proprio sulle ultime parole dei grandi uomini, e diceva: “… Un uomo insigne dovrebbe essere il più attento possibile alle sue ultime parole così come al suo ultimo respiro. Dovrebbe scriverle su un pezzo di carta e chiedere un giudizio ai propri amici. Non deve lasciare la cosa in sospeso fino all’ultimo momento di vita, fidandosi di uno spirito intellettuale che all’ultimo momento gli permetta di dire qualcosa di intelligente con il suo ultimo respiro e di lanciarlo con grandezza nell’eternità. …”. 

Però, a lui non andò in questo modo. Da tempo a letto logorato dal dolore, il 21 aprile del 1910 si svegliò la mattina presto, verso le 6.30, fresco e in pieno possesso delle sue facoltà.  Riconobbe la figlia che stava al suo capezzale e le disse qualche parola, ma si rese conto che non era in grado di parlare e allora prese una matita e scrisse: “Dammi i miei occhiali”. Furono queste le sue ultime parole. Scritte, non dette, nondimeno ultime.

Pubblicato in ultime parole famose | Contrassegnato , | Lascia un commento

i bottoni di Napoleone

napoleonL’usanza di attaccare grandi bottoni sulle maniche delle giacche militari risale al periodo napoleonico. Il motivo di quest’usanza, introdotta in Francia e in seguito adottata anche nelle divise di altri eserciti, non è chiara e in effetti, non si capisce di quale utilizzo potessero mai essere questi bottoni, visto che né chiudevano niente né vi si attaccava qualcosa.

Secondo alcuni ricercatori, fu proprio Napoleone a volere questi bottoni, perché era rimasto disgustato da come i suoi soldati conciavano le maniche delle divise utilizzandole per pulirsi il naso dai moccoli e i bottoni facevano da deterrente a tale pulizia…
Chapeau!, anzi: Boutons!

Pubblicato in Tutta un'altra storia | Contrassegnato , , | Lascia un commento

le ultime parole di Percy Wyndham Lewis

by George Charles Beresford,photograph,1913

Percy Wyndham Lewis (1882-1957) è stato un pittore e scrittore britannico, fondatore del movimento vorticista, che cercava di mettere assieme cubismo e futurismo.

A parte l’indubbio talento artistico, era un tipetto da prendere colle pinze: i suoi soggetti preferiti riguardavano la violenza e la guerra, e durante la I guerra mondiale trovò ampi spunti per i suoi dipinti proprio in prima linea, tanto che nel 1917 venne dichiarato artista ufficiale di guerra dal Canada e dalla Gran Bretagna (boh, è il primo che trovo, io manco sapevo che esistessero gli artisti ufficiali di guerra!).

Naturalmente divenne fascista (come il suo amico Ezra Pound) e oltre alla pittura iniziò anche l’attività di scrittore, con libercoli che sotto la patina della satira si rivelavano molto pesanti per gli attacchi alle minoranze, in particolare omosessuali ed ebrei (ti pareva). Dopo la fine della guerra, si chiuse in se stesso e divenne piuttosto introverso -e anche piuttosto irascibile, visto che le sue ultime parole, rivolte al medico che gli aveva chiesto come stesse di stomaco, furono: Fatti gli affari tuoi!

Per approfondire: Percy, Bob and Assenpoop: Memories of Wyndham Lewis, Robert Frost, and Ezra Pound

Pubblicato in ultime parole famose | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

SBRISSIO (Veneto) – Il beato Ruzzolone

Questo paese è noto per il santuario che porta il suo nome e che si incontra andando su per il monte Inciampo all’altezza del bivio per Campobelino. Si noterà, sulla parete del monte, un sentiero scosceso al termine del quale c’è una ripida scala scavata nella roccia che porta ad una nicchia dove si trova la statua della Madonna di Sbrissio, detta anche la Madonna Che Ride.

La storia di questa Madonna è molto antica: pare che la statua sia stata collocata là nel 1126, dopo un’apparizione mariana a tre pastorelli del luogo e venne chiamata la Madonna delle Pecore; in seguito, durante la peste del 1232, la statua venne vista piangere e venne chiamata la Madonna che Piange e la conservazione del luogo, ormai frequentato devotamente da molti fedeli, venne affidata a frate Ruzzolone da Bentistà, il quale aveva l’incarico di salire ogni giorno fino alla statua per pulirla dalle tracce che i numerosi uccelli di passaggio lasciavano quotidianamente.
Ora, un giorno avvenne che mentre il frate saliva con straccio ed il secchio d’acqua fino alla statua, anche complice il vino che abitualmente beveva senza ritegno, mise un piede in fallo e scivolò giù per la scala, infilando la testa nel secchio e rotolando fino a valle in mezzo a rovi, pietre e sterpaglie. A questa scena, come testimoniarono tutti i pellegrini presenti, accadde il terzo miracolo: la bocca della statua si aprì e lasciò partire una risata forte e prolungata che risuonò per tutta la valle, mentre all’intorno si spargeva un forte odore di rose.
Da allora la Madonna prese il nome che mantiene tuttora e venne fatta oggetto di una venerazione ancora più numerosa con dei risvolti piuttosto fastidiosi per fra Ruzzolone: i fedeli infatti presero, all’insaputa del religioso, ad ungere i gradini di roccia con grasso o strutto, a lasciarvi sopra bucce di banana, a bagnarli d’acqua d’inverno perché gelasse, a passarvi sopra cera di sego, insomma a fare in modo che Ruzzolone scivolasse giù per la scala; qualcuno arrivava addirittura a nascondersi dietro un albero per dargli una spinta o per fargli lo sgambetto. Poi, mentre il povero frate scivolava e cadeva, i fedeli restavano in preghiera con lo sguardo fisso sulla statua, a vedere se il miracolo si ripeteva.
Purtroppo, nonostante non passasse giorno che Ruzzolone non rovinasse fino a valle col suo secchio e il suo straccio, il miracolo non si ripeté ma la fede dei pellegrini era tale che continuarono a far cadere il frate fino al giorno in cui questo, ormai vecchio e con i segni di più di mille cadute, incocciò una roccia più spigolosa delle altre e lì ci rimase raggiungendo in tal modo una pace tanto meritata che in breve tempo fu proclamato Beato (e un po’ beato lo fu anche in vita, visto che la botte di vino dove Ruzzolone regolarmente si serviva rimaneva sempre piena nonostante l’uso smoderato che ne faceva il povero frate).
La gente di Sbrissio non si accontentò però di tale onore e per lungo tempo si volle insistere presso le autorità ecclesiastiche perché a Ruzzolone fosse concessa la dignità di Santo, ma ogni volta l’Avvocatura di Roma faceva notare che tale dignità non era compatibile con le orribili bestemmie che il frate proferiva nel suo rovinare a valle, e dopo un po’ nessuno ne parlò più.
Nella chiesa parrocchiale di Sbrissio c’è ancora oggi un immagine raffigurante Ruzzolone nel suo cadere, con la testa nel secchio e le gambe all’aria, e davanti al quadro si trova un’altra statua della Madonna cui l’anonimo artista diede, non certo senza intenzione, l’espressione allegra e gioviale di una donna che ride di gusto, caso più unico che raro nella pur vasta iconografia mariana.
Pubblicato in Luoghi moooolto mprobabili | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento