Mark Twain (1835-1910) nel 1889 sul Buffalo Express scrisse un articolo proprio sulle ultime parole dei grandi uomini, e diceva: “… Un uomo insigne dovrebbe essere il più attento possibile alle sue ultime parole così come al suo ultimo respiro. Dovrebbe scriverle su un pezzo di carta e chiedere un giudizio ai propri amici. Non deve lasciare la cosa in sospeso fino all’ultimo momento di vita, fidandosi di uno spirito intellettuale che all’ultimo momento gli permetta di dire qualcosa di intelligente con il suo ultimo respiro e di lanciarlo con grandezza nell’eternità. …”.
Però, a lui non andò in questo modo. Da tempo a letto logorato dal dolore, il 21 aprile del 1910 si svegliò la mattina presto, verso le 6.30, fresco e in pieno possesso delle sue facoltà. Riconobbe la figlia che stava al suo capezzale e le disse qualche parola, ma si rese conto che non era in grado di parlare e allora prese una matita e scrisse: “Dammi i miei occhiali”. Furono queste le sue ultime parole. Scritte, non dette, nondimeno ultime.
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