Questo paese è noto per il santuario che porta il suo nome e che si incontra andando su per il monte Inciampo all’altezza del bivio per Campobelino. Si noterà, sulla parete del monte, un sentiero scosceso al termine del quale c’è una ripida scala scavata nella roccia che porta ad una nicchia dove si trova la statua della Madonna di Sbrissio, detta anche la Madonna Che Ride.
La storia di questa Madonna è molto antica: pare che la statua sia stata collocata là nel 1126, dopo un’apparizione mariana a tre pastorelli del luogo e venne chiamata la Madonna delle Pecore; in seguito, durante la peste del 1232, la statua venne vista piangere e venne chiamata la Madonna che Piange e la conservazione del luogo, ormai frequentato devotamente da molti fedeli, venne affidata a frate Ruzzolone da Bentistà, il quale aveva l’incarico di salire ogni giorno fino alla statua per pulirla dalle tracce che i numerosi uccelli di passaggio lasciavano quotidianamente.
Ora, un giorno avvenne che mentre il frate saliva con straccio ed il secchio d’acqua fino alla statua, anche complice il vino che abitualmente beveva senza ritegno, mise un piede in fallo e scivolò giù per la scala, infilando la testa nel secchio e rotolando fino a valle in mezzo a rovi, pietre e sterpaglie. A questa scena, come testimoniarono tutti i pellegrini presenti, accadde il terzo miracolo: la bocca della statua si aprì e lasciò partire una risata forte e prolungata che risuonò per tutta la valle, mentre all’intorno si spargeva un forte odore di rose.
Da allora la Madonna prese il nome che mantiene tuttora e venne fatta oggetto di una venerazione ancora più numerosa con dei risvolti piuttosto fastidiosi per fra Ruzzolone: i fedeli infatti presero, all’insaputa del religioso, ad ungere i gradini di roccia con grasso o strutto, a lasciarvi sopra bucce di banana, a bagnarli d’acqua d’inverno perché gelasse, a passarvi sopra cera di sego, insomma a fare in modo che Ruzzolone scivolasse giù per la scala; qualcuno arrivava addirittura a nascondersi dietro un albero per dargli una spinta o per fargli lo sgambetto. Poi, mentre il povero frate scivolava e cadeva, i fedeli restavano in preghiera con lo sguardo fisso sulla statua, a vedere se il miracolo si ripeteva.
Purtroppo, nonostante non passasse giorno che Ruzzolone non rovinasse fino a valle col suo secchio e il suo straccio, il miracolo non si ripeté ma la fede dei pellegrini era tale che continuarono a far cadere il frate fino al giorno in cui questo, ormai vecchio e con i segni di più di mille cadute, incocciò una roccia più spigolosa delle altre e lì ci rimase raggiungendo in tal modo una pace tanto meritata che in breve tempo fu proclamato Beato (e un po’ beato lo fu anche in vita, visto che la botte di vino dove Ruzzolone regolarmente si serviva rimaneva sempre piena nonostante l’uso smoderato che ne faceva il povero frate).
La gente di Sbrissio non si accontentò però di tale onore e per lungo tempo si volle insistere presso le autorità ecclesiastiche perché a Ruzzolone fosse concessa la dignità di Santo, ma ogni volta l’Avvocatura di Roma faceva notare che tale dignità non era compatibile con le orribili bestemmie che il frate proferiva nel suo rovinare a valle, e dopo un po’ nessuno ne parlò più.
Nella chiesa parrocchiale di Sbrissio c’è ancora oggi un immagine raffigurante Ruzzolone nel suo cadere, con la testa nel secchio e le gambe all’aria, e davanti al quadro si trova un’altra statua della Madonna cui l’anonimo artista diede, non certo senza intenzione, l’espressione allegra e gioviale di una donna che ride di gusto, caso più unico che raro nella pur vasta iconografia mariana.
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