Beh, eccomi qua, anch’io con una pagina dedicata a me come scrittore. Più di qualcuno mi aveva consigliato (o meglio: mi aveva scritto, perché io non è che parli con tanta gente, a parte gli amici fidati “Fatti anche tu una pagina scrittore, ce l’hanno tutti”.
E già qua qualche dubbio mi è saltato fuori. A partire dal termine ‘tutti’. Cosa vuol dire ‘una pagina scrittore ce l’hanno tutti?’ Che tutti gli scrittori hanno una pagina personale? Oppure che tutti, in senso generico, hanno una pagina scrittore? E a monte c’era anche la domanda, ben più importante: ma io sono uno scrittore? Voglio dire, per scrivere, scrivo. Solo che nel mio immaginario lo scrittore è sempre stato un barbuto con occhialetti che se ne sta dentro uno studio pieno di libri, alla luce di una lampada tipo le vecchie lampade verdi delle biblioteche, a perdere gli occhi a scrivere o battere a macchina (quando va bene) a notte fonda, circondato da scartafacci di vario genere, quaderni con note, fogli volanti, blocchi di appunti, una quantità spropositata di penne che basterebbero a scrivere qualche centinaio di volte l’intera Recherche di Proust, una grande tazza di caffè sempre vuota, un cestino pieno di fogli stracciati o appallottolati…
Nel mio immaginario lo scrittore è uno che ha un cervello che non si ferma mai: mentre scrive una cosa, sta pensando ad un’altra cosa ancora che magari non c’entra niente, oppure gli vengono altre idee per un romanzo, un racconto, una poesia, quel che è. È uno schizoide, lo scrittore. Anche quando cammina per la strada o incontra qualcuno o va a prendere un aperitivo o va a fare la spesa, non può fare a meno di guardare, osservare, ascoltare e prendere nota di tutto quello che c’è attorno a lui per poterlo magari dopo utilizzare in un racconto o in un romanzo. È un guardone, lo scrittore.
Mentre sto scrivendo questa cosa, d’un tratto è come se mi vedessi da fuori: sono le due passate e mi trovo nel mio studio pieno di libri, seduto alla scrivania con un casino di quaderni, fogli, foglietti e note giù in fretta, di quelle che dopo neanche io sono capace di capire quello che ho scritto; ho anche la barba e gli occhiali e vicino a me c’è una tazza grande di caffè, vuota. Di fianco alla scrivania c’è una scatola di cartone piena di carta straccia e dietro le mie spalle c’è pure una macchina da scrivere -che non uso, però c’è.
Dannazione, sono uno scrittore!
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