Questa storia delle ricorrenze mi sta prendendo…
Il 18 luglio 1917 nasceva Fernanda Pivano, per me un personaggio grandioso che voglio ricordare non tanto come scrittrice (confesso di non aver mai letto i suoi romanzi, i saggi invece sì, per noi negli anni ’70 erano quasi dei vangeli) ma come traduttrice e divulgatrice in Italia degli autori della beat generation quando in Italia parole come beat, beatink, si riferivano solo alla moda dei capelli lunghi e a qualche gruppo musicale.
A dir la verità, lei aveva cominciato traducendo classici americani come Antologia di Spoon River, Foglie d’erba, Addio alle armi (per quest’ultimo finirà anche in galera in quanto libro “sgradito” al regime) grazie anche al rapporto con Cesare Pavese, e dopo la guerra aveva tradotto un sacco di altra roba importante, però fu la scoperta della beat generation a cambiare la sua vita (e anche la nostra). Perchè Fernanda non solo traduceva ma anche frequentava personaggi come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso e tanti altri, lei li intervistava, se li portava in Italia, organizzava incontri e dibattiti, e in questo modo ha messo in piedi un movimento letterario che ha portato un’aria di libertà, di innovazione, di rinnovamento spirituale nell’ambiente ingessato e tradizionalista della cultura italiana dell’epoca.
Io avevo 15 anni quando mi son comprato Jukebox all’idrogeno e l’intera concezione della poesia che cercavano di insegnarmi a scuola venne rovesciata, le strofe che leggevo mi aprivano nuove dimensioni, nuove idee, nuove sensibilità, insomma spalancavano nella mia zucca finestre che fino ad allora erano state chiuse. E, con Ginsberg, Kerouac: io e i miei amici leggevamo assieme, affascinati, libri come On the road e I sotterranei, che ci facevano incazzare e sognare nello stesso tempo. E leggevamo anche i saggi della Pivano: L’altra America negli anni Sessanta oppure Beat hippie yippie per noi erano dei must, li commentavamo, li studiavamo, discutevamo di quel mondo che era alla base della cultura beat, un mondo di rottura con gli schemi del passato, fatto di libertà, anticonformismo, ricerca spirituale, che trovava nell’underground e nella controcultura la sua linfa. Non credo di esagerare se dico che tanti di noi sono cresciuti con ideali di pace, di libertà, possibilità di un mondo alternativo grazie a Fernanda Pivano e al suo lavoro.
Qualche anno fa, ho provato a riprendere in mano On the road, e non mi ha dato le stesse emozioni di un tempo. Mi sono detto che il mondo è cambiato, che certe cose adesso sono datate, che i valori sono altri, ma una vocina dentro mi sussurrava: “Non sono i valori ad essere cambiati, sei tu che sei invecchiato.” E forse quella vocina ha ragione, e so che in fondo in fondo, magari in modo diverso, io in quei valori mi ci ritrovo ancora. Ciao Fernanda, e grazie.
(nella foto Fernanda Pivano assieme ad Allen Ginsberg al Festival dei Poeti del 1979 a Castelporziano, voluto dal mitico Nicolini, ma quel festival meriterebbe un post a parte… )
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