Ops! Mi ero dimenticato che quest’anno ricorre il centenario della morte di Franz Kafka, uno dei miei autori preferiti! Tempo fa avevo scritto un raccontino ispirato alle sue opere e adesso lo voglio condividere con un piccolo gioco: nel racconto ci sono due riferimenti precisi a Kafka, chi riesce a trovarli?

La taccola di Kafran (parva tributa)
Kafran era un vagabondo. Girava per paesi, boschi, campagne senza mai fermarsi e trovando sempre qualcosa con cui sfamarsi nel suo peregrinare.
Un giorno, salendo per un monte, vide che davanti a sé si ergeva una muraglia di colore rosso, costruita con grandi rocce quadrate, tanto alta che pareva arrivare al cielo. In quel momento, una taccola gli si posò sulla spalla e si fermò lì.
Kafran girò la testa per guardare la taccola e la taccola girò la testa per guardare Kafran. Il vagabondo capì che quello era un segno che qualche spirito gli aveva mandato e decise di andare verso la muraglia. Quando ci arrivò davanti, si accorse che c’era una porta, una grande porta massiccia, di legno e di ferro, e davanti alla porta stava fermo e immobile un feroce Guardiano armato. Ebbe paura, ma la taccola gli beccò piano un orecchio per farlo andare avanti. Quando arrivò di fronte al Guardiano, gli chiese di farlo passare.
«No,» gli rispose il guardiano «questa porta deve stare chiusa. Però, ci sono altre porte lungo il muro e quelle non so se sono aperte.» Kafran annuì, e si avviò costeggiando la muraglia per arrivare all’altra porta. Fu un percorso lungo e alla fine Kafran dovette fermarsi per dormire.
Quando fu mattina, la taccola picchiettò leggermente la testa del vagabondo per svegliarlo e questo, alzatosi, riprese il cammino e poco dopo arrivò ad un’altra porta, anche questa massiccia e anche questa con davanti un Guardiano uguale al primo che aveva incontrato. Kafran chiese nuovamente se poteva passare, ma ottenne la stessa risposta del suo predecessore: quella porta era chiusa, ma c’erano altre porte, e non sapeva se quelle erano aperte.
Allora Kafran riprese la sua marcia, venne ancora notte e ancora si fermò a dormire. All’alba, venne svegliato dalla taccola e ricominciò il suo cammino fino ad arrivare ad una terza porta, sorvegliata da un Guardiano uguale agli altri due. Anche a questo chiese di entrare, ma ricevette la stessa risposta e le stesse indicazioni degli altri.
Come aveva fatto in precedenza, Kafran si incamminò nuovamente, e venne notte, si fermò per dormire e la mattina dopo raggiunse una quarta porta, con un quarto Guardiano, e la storia in questo modo si ripetè per giorni e giorni, lune e lune, sotto il maglio del sole d’estate e sotto la gelida neve dell’inverno.
Una mattina però, quando Kafran arrivò davanti al Guardiano e gli chiese se poteva farlo entrare, ricevendone la solita risposta, il vagabondo rimase fermo senza badare alla taccola che gli beccava il collo per invitarlo a muoversi. Kafran aveva capito:
«Tu sei lo stesso Guardiano che ho incontrato il primo giorno. Vuol dire che la Muraglia è lunga ma c’è una porta sola, e io sto girando in cerchio da più di un anno, e mi trovo sempre davanti a te».
«No, ti sbagli.» rispose il guardiano «La muraglia è lunga, lunga, lunga e ci sono tante, tante, tante porte. Sono io che mentre tu dormi mi sposto fino alla prossima porta e ti aspetto là, perché io cammino in fretta, molto più in fretta di te, e non dormo mai.»
«Beh, sai cosa ti dico, Guardiano? Che io mi sono stancato e adesso me ne torno a girare per conto mio per paesi, boschi, campagne come facevo una volta.»
«Fai bene. Sei arrivato per conto tuo, per conto tuo puoi anche andartene. Io invece devo stare qua. E chissà quando arriverà qualcun altro».
Kafran annuì, guardò un’ultima volta il Guardiano, poi girò le spalle e si avviò per scendere a valle. La taccola, sbattendo le ali, lasciò la spalla del vagabondo e andò a posarsi su quella del Guardiano, il vero prigioniero senza prigione.
Allora? Avete capito quali sono i riferimenti di cui parlavo?
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