
La storia è nota: l’insurrezione dei marinai della base di Kronstadt e la sua repressione segna da una parte la fine della guerra civile in Russia, dall’altro l’avvio alla normalizzazione e al definitivo consolidamento del potere bolscevico. Questa rivolta e la Comune che ne seguì rappresentarono veramente quella Terza Rivoluzione, libertaria, egualitaria e realmente socialista che venne stroncata brutalmente da Lenin e Trockij prima e da Stalin poi. Sulla presenza degli anarchici in questa rivolta ci sono stati pareri contrastanti tra chi afferma che gli anarchici a Kronstadt non c’erano e chi dice al contrario che tutta la rivolta fu anarchica.
Questo scritto intende essere un contributo appunto nel dibattito sulle componenti politiche della rivolta e in particolare sulla diffusione e presenza delle idee anarchiche all’interno della rivolta stessa, un problema che spesso anche scrittori più noti e importanti come Paul Avrich e Getzler hanno lasciato per così dire un po’ in sospeso. Non che io mi giudichi migliore di questi e di altri, per carità! Solo, io ho lavorato sulle spalle dei giganti (di tanti giganti) e anche da nano ho potuto vedere/intuire cose che in un certo senso loro avevano sottovalutato. L’unico mio rimpianto è quello di non aver potuto avere un accesso diretto a determinati documenti (che mi dissero esistevano a Mosca e che erano stati desecretati) ma avrei dovuto andare in Russia, seguire tutta una serie di pratiche burocratiche e -soprattutto- avrei dovuto conoscere il russo!
Questo libro nacque come tesi per l’esame di Storia dei popoli slavi presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova nel lontano 1982. La tesi non era malaccio, anzi oltre al pieno apprezzamento del docente (con il quale ricordo che avemmo a discutere se Kronstadt doveva essere considerata un episodio di rivoluzione sociale piuttosto che di rivoluzione socialista, gran bel problema!), ebbe una certa diffusione tra i compagni (sì, all’epoca ci chiamavamo così) sia in fotocopia che in ciclostile. In tempi più recenti, con l’avvento del self-publishing, più di qualcuno mi ha detto che avrei dovuto pubblicarlo, cosa che ho fatto senza illusioni di vendita ma con il proposito di lasciare una traccia, una interpretazione per quelli interessati all’argomento, ma mi raccomando: prima, leggetevi Avrich e Getzler.
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