Raccontano le cronache medievali che attorno all’anno mille le valli piemontesi attorno a Colpolenta furono ricettacolo di una setta di eretici che seguivano gli insegnamenti di Fra Anchestino, un monaco fuggito dalla Germania che predicava l’inutilità della venerazione delle reliquie dei santi quando queste non fossero riunite in quello che lui chiamava “il corpo unico della santità”.
Questi eretici quindi imperversarono in tutta la regione violando chiese, conventi, abbazie e altri luoghi di culto per trafugarvi le varie reliquie conservate: a Viderna rubarono la mano di Santa Eufronea, a Castelpino la gamba di San Ermenaldo, a Premiglio il cranio di San Zelbino, a Pometello il malleolo di Sant’Isidonzo, a Crepaggio la cistifellea di Santa Bradigarda, a Turlengo i glutei di San Fermone, a Fontarina le trecce di Santa Giomitilla e via di questo passo finché il vescovo di Torino non bandì una crociata contro Fra Anchestino e i suoi seguaci. Questi vennero sorpresi e catturati in una grotta appunto sotto Colpolenta, che serviva loro da rifugio e da tempio.
Pochi sopravvissero, tra cui Fra Anchestino che venne messo al rogo nel 1012 nella piazza di Colpolenta. Non si riuscì invece a recuperare le reliquie trafugate, o meglio non si riuscì ad identificarle dato che gli eretici nel loro sacrilegio avevano unito i diversi pezzi dei vari santi con impeciature, colle, cuciture, legacci, rappezzi, ricami, fino a formare un corpo unico completo di tutte le parti e ormai praticamente indivisibile.
Le autorità ecclesiastiche locali non sapevano come comportarsi e si rivolsero quindi a Roma. Il Pontefice si attenne al principio “da molti uno solo”, “e pluribus unum”, e decise che alle reliquie così raccolte sarebbe stato dato il nome di San Composito, protettore di Colpolenta e di tutte le altre chiese, conventi, ecc. che erano stati saccheggiati dagli eretici. Il corpo di San Composito venne quindi conservato nel duomo di Colpolenta dove è tuttora oggetto di culto e venerato come patrono dei chirurghi e dei solutori di puzzle.
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